Occupate Durban 2011, le chiacchiere ormai stanno a zero

    

L’anno scorso, il Cop 16 di Cancun era fallito ancora prima di iniziare. Il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso aveva dichiarato che il Protocollo di Kyoto andava sì reiterato, ma solo a condizione che i paesi in via di sviluppo si impegnassero in modo vincolante, e non più volontario, a ridurre le propre emissioni. Proposta che le nazioni in via di sviluppo bollarono come irricevibile, soprattutto considerando che i responsabili per eccellenza dei gas serra, gli Stati Uniti, non hanno mai accettato di partecipare all’intesa. Lo stesso valeva per la Cina, che di fronte alla ritrosia americana, minacciava di far saltare tutto, al grido di “ Ok, noi inquiniamo tanto ora. Ma gli Stati Uniti lo fanno da decenni”. 


Come previsto, il tavolo di Cancun (come già quello di Copenhagen l’anno prima) si era chiuso con un nulla di fatto. Oggi, alla vigilia del nuovo Cop 17 che aprirà i battenti a Durban, Sud Africa, il prossimo 28 novembre, ancora una volta i pronostici sono tutt’altro che incoraggianti. Usa, Giappone, Canada e Russia hanno infatti già annunciato di non voler reiterare il protocollo, una posizione che rischia di minare quella di chi, come l’ Unione Europea, sembra invece intenzionato a rinnovare gli impegni di Kyoto. Perché di questo si tratta: rianimare Kyoto prima della sua scadenza ( 2012, è l’ultima occasione utile), e produrre un trattato più ambizioso, sottoscritto da tutte le nazioni partecipanti. 

Il commissario europeo per l’azione per il clima, Connie Hedegaard, ha sottolineato la volontà dell’Unione Europea di impegnarsi in prima persona nella stesura e nella promozione di un nuovo trattato, ma non ha fatto mistero di quale sia il maggiore ostacolo: gli Stati Uniti. L’Europa infatti, a oggi, è responsabile dell’ 11% delle emissioni mondiali, gli Stati Uniti del 18%. Senza di loro, Kyoto 2 è destinato a fallire ancora prima di essere stilato. Nel frattempo, da Bruxelles viene proposta una nuova normativa che impegnerebbe gli stati membri a fare trasparenza riguardo alla propria impronta ecologica e produrre di resoconti periodici sulle emissioni provenienti da settori prima non monitorati, come l’utilizzo del suolo, alla silvicoltura, all’aviazione e ai trasporti marittimi. Obiettivo: onorare gli impegni presi in fatto di riduzione delle emissioni per il periodo 2013-2020. 

(continua…)

  1. postato da fazdeotto