
Due comunisti in una stanza
C’è un aforisma che chi ha anche solo bazzicato le sedi di partito e gli ambienti della sinistra avrà probabilmente sentito: “Chiudi due comunisti in una stanza per qualche ora e quando aprirai la porta avranno litigato”. La prima volta, l’ho sentito citare al liceo. Al tempo non mi disse molto, mi sembrò una frase ad effetto per descrivere (o forse giustificare) l’inguaribile litigiosità che spesso disinnesca le conversazioni tra persone animate da quel particolare tipo di urgenza politica.
Oggi, per qualche motivo, quella frase mi è ritornata in mente mentre cercavo di spiegarmi il pretestuoso vespaio che si è sollevato attorno alla Movimento 5 Stelle alla sua supposta, improbabile vicinanza a Forza Nuova. Nel caso vi foste persi l’episodio, ecco com’è andata:
Il blog di Beppe Grillo, che volendo si può identificare come organo di informazione del Movimento 5 Stelle, ospita nella colonna di destra i contenuti di un aggregatore di notizie, Tzé Tzé, gestito dalla Casaleggio Associati . Si tratta dunque di una piattaforma su cui chiunque può caricare un contenuto, i più letti poi vengono automaticamente palleggiati sul Blog di Grillo senza alcun tipo di filtro o di intervento da parte di Casaleggio o Grillo stesso. Cos’è successo? È successo che da Tzè-Tzè è arrivato un contenuto che pubblicizzava un incontro di Forza Nuova, e che questo contenuto è apparso nella colonna di destra.
Nel giro di qualche minuto l’episodio (di per sé marginale) si è trasformato in notizia. Diversi organi (tra cui il Corriere) hanno ripreso la cosa farcendola con un titoli esplosivi sulla falsariga di “Grillo ospita un evento di Forza Nuova”, salvo poi evitare all’inteno del pezzo qualunque tipo di controllo o approfondimento. Nelle ore successive, la notizia è stata palleggiata in tutta la Rete subendo una pericolosa metamorfosi da telefono senza fili. Nel giro di qualche ora, la notizia era diventata: “Il Movimento 5 Stelle appoggia Forza Nuova.”
Intendiamoci, non mi sto ergendo a difensore di Grillo o del M5S. Lo scivolone di Tze Tze è un errore e, comunque la voglia mettere Grillo, il suo Blog ha la responsabilità su tutto quello che ci approda. Perciò io per primo credo che Grillo e il M5S debbano fare mea culpa e scusarsi con i loro sostenitori per la svista. Fermo restando che di questo si tratta: una svista.
Non sono un ingenuo, non mi stupisco che una torma di avvoltoi mediatici non abbia atteso un istante per lanciarsi in picchiata sulla bovazza fumante nella speranza di fare a brandelli la credibilità di Grillo e compagnia. Se il M5S ha un primato è infatti quello di creare problemi a un ventaglio incredibilmente ampio di soggetti: i principali organi di stampa (tra i punti cardine del programma del Movimento c’è l’abolizione di ogni contributo statale alla stampa), la quasi totalità dei partiti politici (nel 2007, prima ancora che il M5S esistesse, Grillo ha raccolto 336.000 firme per chiedere l’estromissione dei condannati dal Parlamento) e in particolare quelli di sinistra (gli ultimi sondaggi danno il M5S oltre il 20%, a una manciata di punti dal primo partito, il PD). Per questo, mi aspettavo che questi soggetti si dedicassero ad affilare come una lama ogni minima svista del Movimento per indirizzarla contro Grillo.Quello che invece mi stupisce è il feroce odio dimostrato dai militanti e dalle organizzazioni di sinistra ed estrema sinistra, che da qualche tempo a questa parte sembrano preoccupate di trovare in Grillo e nei suoi sostenitori i segnali di un non ben precisato “cripto-fascismo”. Alla notizia del post relativo a Forza Nuova “ospitato” sul blog di Grillo, su Facebook e Twitter si è scatenata una tempesta di dichiarazioni indignate. C’era chi sosteneva che Grillo si fosse lasciato sedurre dalle moine anti-capitalistiche di Forza Nuova, chi invece riportava a galla l’ infelice intervento sulla cittadinanza agli immigrati, chi storpiava per l’ennesima volta la battuta di Grillo su mafia e banche, chi addirittura si spingeva a ripescare il virgolettato omofobo dell’ex-grillino Francesco Perra.
A leggere quegli interventi, un osservatore esterno avrebbe concluso che Grillo e il suo Movimento sarebbero dunque: razzisti, mafiosi, omofobi e, naturalmente, profondamente fascisti. Eppure basta dare una scorsa al programma del M5S per capire che, per quanto in parte ancora acerbo, in molti punti è estremamente vicino a quelli dei partiti superstiti della sinistra extraparlamentare. Ma questo non importa. Non importano le battaglie per l’energia rinnovabile, quelle contro il precariato, la partecipazione attiva (soprattutto a livello di politica locale) alla mobilitazione No Tav. Non conta il supporto all’elezione di Sonia Alfano al Parlamento Europeo, non contano nemmeno le decine di interventi che critici e intellettuali riconducibili alla sinistra extraparlamentare hanno pubblicato sul Blog: se nella colonna di destra del sito appare qualcosa che rimanda a Forza Nuova, allora Grillo è un fascista, e con lui baracca e grillini.
Ora però non mi interessa dimostrare il non-fascismo (o il non razzismo) del M5S, né tantomeno articolare un’arringa in difesa di Grillo (nemmeno poi si trattasse di un processo). Quello che mi interessa, è la dinamica che porta alcune persone a tacciare di fascismo persone con idee politiche così vicine alle loro. Perché credo sia lo stesso motivo per cui i due comunisti non possono uscire dalla stanza senza litigare.
Se vedi un punto nero spara a vista
Quando ancora ero uno studente universitario traboccante di speranza, un giorno mi imbattei in facoltà in un temibile reclutatore di Lotta Comunista. Come da programma, il ragazzo era sigillato dentro un impeccabile completo da ragioniere e appena mi vide iniziò a sgranare il suo repertorio sulla necessità di un rinverdimento della Lotta di Classe globale contro il Capitale, sull’attualità di Marx, sulla situazione del proletariato e via blaterando. Gli chiesi di lasciarmi il volantino, lui mi chiese prima il mio numero di telefono, io rifiutai. Andò più o meno così:
“Che c’è hai paura?”
“No. Dammi il volantino e se poi mi interessa mi faccio sentire io.”
“Sei per caso un fascio?”
“Non direi, alle ultime elezioni ho votato Diliberto.”
“Ah, peggio ancora.”
Peggio ancora. Come a dire che in tutto lo spettro cromatico della politica italiana, il punto più nero si posiziona a una sfumatura di distanza dal rosso scarlatto.
La mia impressione, è che tra i militanti di sinistra molti si sentano orfani di un nemico da combattere. E sempre parlando di colori, un’altra frase casca a pennello, una che ho sentito intonare (e che per anni io stesso ho intonato) in diverse manifestazioni: “Se vedi un punto nero spara a vista. O è un prete o è un fascista”. Negli ultimi tempi, purtroppo, questo slogan ha assunto una valenza piuttosto tetra.
Qualche tempo fa ho avuto una discussione piuttosto accesa con un mio amico che, sconcertato dalla possibilità che pur appartenendo alla sua stessa area politica la pensassi in modo diverso da lui, non esitò a darmi del “fascista”. Quell’appellativo era così fuori luogo e inappropriato che mi venne da ridere. Lui, invece, era mortalmente serio.
Un odio autoimmune
E insomma, ero lì che pensavo a questo mio amico, al reclutatore di Lotta Comunista, all’acritico odio anti-Grillo, ai due comunisti nella stanza, cercando di trovare una spiegazione sensata, quando alla fine ho capito che il vero problema consiste nell’incontenibile bisogno che alcune persone hanno di identificare un nemico certo. L’idea mi è venuta ricordando una vecchia lezione che avevo seguito all’Università. Trattava di immunologia, e nello specifico: di allergie.
Secondo una teoria chiamata Hygiene Hypothesis, l’allergia non sarebbe altro che uno scompenso immunitario. Il nostro sistema immunitario è un meccanismo formidabile, perfezionato attraverso centinaia di migliaia di anni di evoluzione, e addestrato a riconoscere gli agenti patogeni provenienti dall’ambiente esterno e a neutralizzarli. Il mondo in cui viviamo oggi è molto più pulito, sterilizzato e asettico di quello in cui i nostri antenati (e con loro il nostro sistema immunitario) si sono evoluti. Il risultato è che a volte, in mancanza di un numero sufficiente di agenti patogeni esterni da combattere, il sistema va in tilt e identifica come “nemici” degli elementi tutt’altro che patogeni. Per farla più semplice: è come se avessimo schierato sulle barricate un enorme esercito di cecchini che, poiché i tartari stentano ad arrivare, finiscono per prendere di mira i cespugli, i gatti che bazzicano le trincee, e a volte, le mura stesse del castello.
Analogamente, il sistema immunitario della sinistra italiana di oggi si è evoluto in un periodo in cui i nemici (o se preferite, i fascisti) erano facilmente identificabili. Erano gli squadristi e i repubblichini del Ventennio, era Gladio e i Kossighiani del secondo dopoguerra, erano i neofascisti di Ordine Nuovo e dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Poi, dalla metà degli anni ’90 in poi, il nemico che un tempo era facilmente inquadrabile ha cominciato a rarefarsi. I “punti neri” hanno assunto le tonalità del verde Padano e dell’azzurro Berlusconiano, per poi scolorire in un acquerello indecifrabile in cui gli ex-MSI parlavano di voto agli immigrati e gli ex-PCI di finanziamenti pubblici alle scuole private.
Oggi, con Berlusconi e la Lega al loro minimo storico, AN ormai diluita in percentuali omeopatiche e il neofascismo relegato a piccole frange in guerra tra loro, il vero nemico (le Banche? I Tecnici? Il Capitalismo?) è troppo astratto e impalpabile per poter essere inquadrato in un mirino. Il risultato è che il sistema immunitario della sinistra a volte oscilli come una bussola impazzita alla perenne ricerca di un Nord che ha perso polarità.
Possiamo continuare a cercare conferma alla tesi secondo cui Grillo è un cripto-fascista e i suoi sostenitori sono i nuovi leghisti, oppure possiamo cominciare a valutare i movimenti per quello che propongono e gli scivoloni formali per quello che sono. E magari, nel frattempo, procurarci una scorta di antistaminici.
immagine: UJMi




