
In queste ore, in Spagna, si respira aria di guerra civile. Folle di minatori infuriati che percorrono centinaia di chilometri a piedi alla volta di Madrid, i paesi che li accolgono, forniscono cibo e viveri, mettono a disposizione le scuole per dormire.
Cosa succede? Succede che il governo di Mariano Rajoy, tra un colpo d’accetta e l’altro, ha deciso di tagliare del 63% i sussidi all’attività mineraria iberica per puntare sull’importazione di carbone dall’America Latina. Migliaia di famiglie si sono ritrovate da un giorno all’altro a rischiare la fame.
Tre settimane fa, dopo aver fronteggiato per mesi la polizia con fionde e razzi fatti in casa, i minatori delle Asturie si sono incamminati alla volta di Madrid, ricevendo la solidarietà dei paesi da cui transitavano e dei loro abitanti.
Ieri, dopo settimane di marcia sfiancante, i minatori sono arrivati a Madrid, portando con sé una folla di sostenitori e di lavoratori che si sono aggiunti durante il tragitto. Hanno raggiunto la piazza principale nella notte, elmetto in testa, torce accese, una marcia notturna e inaspettata che ha infiammato la protesta in tutta la penisola.
Nel frattempo, mentre nelle altre città spagnole si raggruppano manifestazioni in sostegno dei minatori, Mariano Rajoy annuncia un’altra tornata di tagli allo stato sociale, la più massiccia nella storia dello stato spagnolo.




